10 Compagni di scuola
Quanti tipi originali
Nella classe “Prima C”!
A qualcun fra gli altri mali,
Gli mancava un venerdì.
Cinque duri anni di guerra
Ci lasciaron mezzo morti;
Eravamo tutti a terra
Negli spiriti e nei corpi.
Dai negozi eran spariti
Tutti i generi nostrani.
I più “chic” eran vestiti
Da soldati americani.
Sol l’amico mio Masino,
Nel completo doppiopetto,
Mi sembrava un figurino
Per la grazia e il bell’aspetto.
Antonino era patito
Per il gioco del pallone
E sapeva a menadito
Tutti i gol d’ogni campione.
Però in aula, interrogato
Su un capitolo di Storia,
Accusava, desolato,
Un gran vuoto di memoria.
Carlo, serio e compassato,
Lento, alquanto cicciottello
Dicea d’essere assillato
Da suo padre Colonnello.
Forte in chimica, stupiva
Quando, senza esitazioni,
Tutta la lavagna empiva
Di valenze e di reazioni.
Piermichele, ex partigiano,
Il più anziano della Scuola,
Taciturno, tipo strano,
Era armato di pistola.
Stupefatti ci lasciava
Per la tecnica perfetta:
In pochi attimi smontava
E riattava la “Beretta”.
Di Vaquer dirò soltanto
Ch’era un tipo campagnolo.
D’avi iberici avea vanto
E parlava lo spagnolo.
Quando il sol picchiava ardente
Sulla piazza vasta e sgombra,
Lui dicea infallibilmente:
“Vamos en busca de sombra”.
L’ora di Storia dell’Arte,
Con la prof severa e bella,
Ci adunava da ogni parte
Tutti attorno alla predella.
Trascurando la lezione
Sopra il “Tono Veneziano”,
Pasqualin (quel porcaccione!)
Allungava un po’ la mano.
Dominando il suo furore,
La signora, a gesti stanchi,
Avvampando dal rossore,
Ci spediva tutti ai banchi.
7 agosto 1999