90  Michele il bugiardo

Briciole

(Qualche perla da “Le bugie di Michele Mrangiatzu”, così come le raccontavano i vecchi).

“Un mattino uscii con la mia cavalla da corsa1 e la lanciai al galoppo. La cavalla inciampò e caddi a terra rovinosamente, tanto che mi si staccò la testa dal collo. I contadini che andavano al lavoro videro la testa e dissero: - Toh, la testa di compare Michele! Dài! Corriamo e riattacchiamogliela! - E infatti me l’hanno riattaccata e come vedete, sono in perfetta forma!”


“Una volta, le ragazze di Morgongiori mi invitarono ad una festa da ballo. Per l’occasione, mi feci fare un paio di scarpe nuove. Erano talmente pesanti, che me le portarono a casa, una alla volta, con la ‘scivera’2.

Giunto a Morgongiori, fui attorniato dalle ragazze, raggianti, che da ogni parte mi gridavano: ‘Oh, compare Michele!… Oh, compare Michele!’, coprendomi di doni: chi mi ficcava in tasca un agnello, chi un maialetto…”


“Un anno, seminai dei ceci nel mio campo vicino a Bannari. In primavera andai a sarchiare le piantine. Giunto in prossimità della siepe, sentii un parlottìo, come bre bre bre, e non capivo di che si trattasse. Entrato nel campo, scoprii che erano gli studenti, che studiavano seduti all’ombra delle piante dei ceci…”3


Nota. - Tante volte avrei voglia di buttare giù qualche curioso aneddoto (ne conosco tanti!) o fatti vissuti, che nelle lunghe serate invernali davanti al caminetto, o d’estate, quando si facevano le ore piccole per avere un po’ di refrigerio, ci venivano narrati dagli anziani. Ci si radunava apposta per sentirli (i cosiddetti contos): allora non esisteva la televisione, né si potevano dedicare quelle ore alla lettura per non consumare corrente. Ma ogni volta ci rinuncio (poc’anzi ho fatto un’eccezione), perché mi rendo conto che la versione in italiano non potrà mai rendere appieno le sfumature di umorismo, di sarcasmo, o comunque di sentimenti e di stati d’animo, che invece sgorgano, ineffabili, dai dialetti sardi parlati dalle persone anziane. Le stesse sgrammaticature o solecismi, le acrobatiche metatesi dei vecchi contadini e pastori illetterati, spesso analfabeti, costituiscono a mio parere una vera ricchezza di espressività orale, irripetibile nella lingua italiana. È per questo che, ogni volta che se ne presenta l’occasione, ripeto ai giovani che non vogliono imparare un qualunque dialetto sardo, che non sanno quello che perdono. (O, forse, è già tutto irrimediabilmente perduto!)

31 luglio 2002


  1. Chi raccontava, precisava che la cavalla strascicava una zampa.↩︎

  2. La scivera è una specie di grossolana barella che i muratori usano in cantiere per spostare le pietre più pesanti.↩︎

  3. Il narratore di turno giurava che quel campo era talmente arido e sterile, che produceva soltanto… lucertole.↩︎