21  Ancora dell’anima

Pensieri

Bisogna assolutamente che ritorni sull’argomento “anima”, per cercare di approfondire (se ci riuscirò) il concetto-base: “Dio crea l’anima di ogni uomo” (e di tutti gli esseri viventi).

In quale momento della vita biologica dell’individuo avviene tale creazione? Poiché la morale cattolica attribuisce all’individuo la caratteristica di “essere vivente” a pieno titolo (e quindi con tutte le implicanze etico-sociali) fin dal concepimento, cioè fin dal momento della fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo, sembra chiaro che la creazione dell’anima avvenga proprio in quel momento, in quanto da quel momento l’essere ancora informe, abbarbicato al ventre materno, acquisisce lo stato di “figlio”, quindi di “persona”, ancorché non nato.

Sembrerebbe, quindi, che la creazione dell’anima “individuale” sia un dono quasi automatico del Signore, a prescindere dalla volontà dei due esseri che hanno dato origine al nuovo individuo, proprio perché solo Lui è il Signore della vita. Per chiarire il concetto, consideriamo il caso di una donna che, pur opponendosi con tutte le sue forze e con tutta la sua volontà, resta fecondata da un uomo che lei mai avrebbe voluto, ma che l’ha posseduta con la violenza. Non per questo, l’essere concepito sarà pur sempre un essere vivente a tutti gli effetti.

Ma il fatto che la volontà dei due genitori sia ininfluente sulla “dazione” della vita, potrebbe far sorgere il dubbio che i veri creatori della vita nel nascituro siano gli stessi gameti che, fondendosi, avviano il processo di moltiplicazione delle cellule che formeranno il nuovo individuo. No, ciò non può essere, in quanto sia l’ovulo, sia lo spermatozoo possono di per sé fondere, l’uno nell’altro, solo la vitalità biologica intesa come attività e reattività fisico-chimica, come avviene anche nei vegetali, perché, soggettivamente, solo questa possiedono. Niente e nessuno può dare quello che non ha.

Il discorso potrebbe complicarsi (ma solo in apparenza), se provassi ad estenderlo ad un ipotetico essere, venuto al mondo non per procreazione naturale, ma per manipolazione genetica (clonazione); il che non è affatto impossibile, visti i risultati ottenuti dai bioingegneri di questi tempi (vedi “Dolly” e porcellini vari). Dunque, ammettiamo di avere davanti a noi un bel bambino di qualche anno d’età, venuto al mondo per clonazione. Sta giocando con le sue automobiline e con i suoi pupazzetti; se richiamiamo la sua attenzione, ci sorride felice. In una parola, è “vivo”, e nessuno può negarlo, esattamente come tutti gli altri bambini della sua età nati “regolarmente” dall’unione di due genitori, maschio e femmina. Chi gli ha dato la vita? Ebbene, la risposta è facile: la vita, nell’essere “clonato”, non è altro che la “prosecuzione” della vita dell’organismo vivente, nella cui cellula-uovo la biotecnica ha impiantato i geni (il DNA) dell’individuo da riprodurre. E come corollario, mi pare quindi di poter dire che la creazione dell’anima avviene sempre e soltanto nella riproduzione gamica; mai nella riproduzione agamica. Ovviamente, questo discorso riguarda gli animali superiori, tra cui l’uomo, e non certo gli animali inferiori come i protozoi, metazoi e simili; e mi riporta all’assunto, di cui ho già parlato, dell’evidente “graduazione” delle anime.

Gennaio 2000