80  Arafat

Briciole

Ormai, fra l’esercito israeliano di Ariel Sharon ed il terrorismo dei palestinesi è guerra aperta, totale e inarrestabile. Arafat è assediato nel suo quartier generale (pressoché demolito) e sta per essere catturato, se non ucciso.

Un consistente gruppo di pacifisti europei, fra cui tanti italiani, sono riusciti ad entrare negli uffici di Arafat per portargli la loro solidarietà e qualche aiuto in derrate, medicinali ecc. Ma forse non avevano messo in conto che i soldati di Sharon non avrebbero gradito simili manovre; e infatti, un po’ alla volta, i suddetti contestatori sono stati presi e rinchiusi da qualche parte e ancora non si sa bene che sorte li attenda.

In merito, vorrei fare una brevissima considerazione. Io non ho nulla contro i pacifisti: anch’io, fondamentalmente e anche per fede, sono intimamente convinto che tutti gli uomini devono vivere in pace; il nostro Dio è il Dio della pace. Quindi, secondo me, i pacifisti-attivisti di cui sopra, per coerenza, si sarebbero dovuti dividere in due gruppi di pari consistenza numerica e politica: il primo gruppo, con grande sbandieramento di vessilli, striscioni e tamburi, schierato dalla parte di Arafat contro l’ “aggressore” Israele; il secondo gruppo sarebbe dovuto andare, con altrettante bandiere, striscioni e tamburi, alle scuole-caserme dove vengono indottrinati e imbottiti di tritolo gli aspiranti Kamikaze islamici, e tentare di fargli capire che la pace non può venire da una sola parte. Ma forse i maestri e gli alunni del terrore, a differenza di Arafat, non avrebbero gradito la visita.

1 aprile 2002