84 Antonio Licheri
Chi mi spiegherà come funziona la memoria? Oggi, mentre mi arrovellavo su una intricata questione condominiale, all’improvviso mi si è stagliata nella mente la figura di Antonio Licheri, un nostro operaio agricolo (tzeraccu massaiu) di quando eravamo in “Foresta” ed io avevo sei o sette anni. Salito sul muro del cortile antistante la nostra casa padronale, con le mani agli angoli della bocca a mo’ di megafono, gridando a squarciagola cercava di richiamare indietro suo fratello Vittorio, che se ne stava tornando al suo paese (Pau) trotterellando a fondo valle e saltando fossi, muretti e cespugli come un capriolo. Col viso scarno e incartapecorito dal sole e dalle intemperie, le arterie del collo paurosamente rigonfie, Antonio gridava: “Vit-tòoooriu! Vit-tòoooriu!” Ma l’implacabile scirocco gli ricacciava in faccia il grido: quel vento maledetto, capace di trasformare la folta chioma della quercia secolare, che si ergeva benevola e protettrice al limite del cortile, in una specie di piovra impazzita dai mille tentacoli in lotta fra loro, senza controllo. Antonio allora alzava ancora di più il tono, e per dare maggior potenza alla emissione della voce, mutava la V di Vittorio in P, e così gridava: “Pit-tòoooriu! Pit-tòoooriu!” Ma invano. Alla fine si arrendeva e saltava giù dal muro, borbottando fra i denti: “Bai ‘m baro’” (Va’ in buon’ora)…
Ma che nesso c’è tra le mie rogne condominiali e Antonio Licheri (che oggi avrebbe più di 110 anni) e la quercia impazzita nel vento? Chi li ha evocati? O forse sono io, che sto impazzendo? Stefano, figlio mio biologo, per favore: dimmi come funziona questa cosa…
24 giugno 2002