34 Ancora della casa
Mi resta da dire ancora qualcosa sul tema della casa. Considerato che l’avere una casa in proprietà comporta una serie di fastidi e di aggravii fiscali, non c’è altra alternativa che l’avere una casa in affitto. Ma anche questa non è una soluzione esente da mali, soprattutto se si considerano i fitti esosi che vengono richiesti dai privati proprietari.
Ma allora, quale altra alternativa è possibile? Purtroppo, in una società come la nostra attuale, dove fra le tante libertà “conquistate”, c’è anche il libero mercato che regola il gioco della domanda e dell’offerta, non c’è scampo: bisogna rassegnarsi a pagare fitti astronomici, a scapito della “qualità della vita” (leggi: tirare la cinghia).
Resterebbe un’altra soluzione, una soluzione radicale. L’unico proprietario delle case d’abitazione, o comunque l’unico gestore del patrimonio immobiliare nazionale dovrebbe essere lo Stato. Ovviamente, si dovrebbe lasciare al privato la libertà di optare per la costruzione del proprio alloggio, se preferisce farsi spennare come sopra accennato. E naturalmente si dovrebbe lasciare al capitalista singolo o alle società di capitale libera iniziativa nella realizzazione di complessi abitativi anche di grande rilievo; ma il gestore unico di tutte le locazioni dovrebbe essere lo Stato, il quale dovrebbe locare gli immobili a canoni veramente equi, proporzionati al reddito ed al carico familiare dei cittadini utenti, un po’ come avviene attualmente per gli alloggi dell’IACP. Gli affittuari quindi dovrebbero effettivamente essere tenuti sollevati da ogni e qualsiasi onere in merito alla ordinaria e straordinaria manutenzione degli stabili loro assegnati nonché da qualsiasi aggravio fiscale, restando assoggettati soltanto al pagamento del canone d’affitto. Beninteso, le manutenzioni dovrebbero essere sempre tempestive e correttamente eseguite, a totale carico dello Stato gestore.
Utopia? Forse si, ma solo perché il germe dell’“avere”, del “possesso”, è talmente ben radicato nell’uomo moderno, che si potrebbe pensare che faccia ormai parte del suo patrimonio genetico; tanto che una legislazione istitutiva del predetto monopolio sarebbe pressoché improponibile. E allora?
E allora… godiamoci il nostro schifosissimo condominio, anzi (come vuole Xxxxx Xxxxx) la nostra “comproprietà” finchè ci è dato di vivere. Augurando tempi migliori ai nostri successori.
(Digressioni…in flash-back).
Una folla esagitata grida nell’ agorà: “Ostrakismòs! Ostrakismòs!” Tutti vanno a munirsi di un coccio e vi incidono l’odiatissimo nome, chi con la selce, chi con la punta d’un coltello…
In un pianoro a più di mille chilometri di distanza, un’altra folla non meno esagitata grida inferocita: “Bogadekélu! Bogadekélu! A cadd’e s’ainu e a son’e corru, ’ogadekélu!”
… Per dire che in ogni assembramento umano non manca mai il seminatore di zizzania. Ma mentre gli avi, saggiamente, avevano escogitato soluzioni in ogni caso soddisfacenti, ai giorni nostri i sullodati seminatori, anziché tuffarli, ben zavorrati, nella Fossa delle Marianne, a volte li si fa Cavalieri. Che schifo!
Per una strana associazione d’idee, mi ritorna in mente la famosa storiella della rana e dello scorpione. La riassumo brevemente. Uno scorpione, trovandosi nella necessità di dover attraversare uno stagno, non sapendo nuotare, chiede ad una rana di dargli un passaggio “a cavalluccio”. La rana gli dice che non si fida, ben sapendo la pericolosità del suo pungiglione. “Come potrei pungerti - le dice lui - se poi sicuramente affogherei?” Alla fine la rana acconsente a trasportarlo. Giunti nel bel mezzo dello stagno, la rana sente all’improvviso una trafittura nel fianco. “Maledetto! Mi hai punto! Perché l’hai fatto? Ora affogheremo entrambi!” E lo scorpione: “DOVEVO farlo! È nella mia natura!”
Ci sono individui nei quali sembra che, chissà come, attraverso l’infinito diversificarsi delle specie nel corso dell’evoluzione, sia rimasto immutato un qualche “gene” scorpionesco. Si riconoscono a prima vista: in genere, hanno un modo di fare e di parlare mellifluo, compiacente, secondante; ma il loro sguardo è sempre sfuggente, non trovi mai il modo di guardarli in fondo agli occhi; parlano con te, ma guardano le tue scarpe, o si guardano intorno. Poi, se inavvertitamente gli hai fatto una confidenza compromettente, o in qualche modo gli hai fatto intuire in qual punto potresti essere vulnerabile, aspèttatela: ti ritroverai “punto” e avvelenato.
7 maggio 2000
Il problema della casa, comune a molte nazioni, a distanza di quattro anni e mezzo da quando scrivevo le cose di cui sopra, si è molto aggravato a causa degli ormai insostenibili canoni di locazione, con conseguenze drammatiche per migliaia e migliaia di famiglie sfrattate.
In Italia, limitatamente a qualche regione (in primo luogo la Lombardia) si è adottato qualche timido provvedimento di sostegno per le famiglie più povere: ma sempre palliativi. La Francia, invece, ha annunciato di voler provvedere alla costruzione di 500.000 alloggi popolari nell’arco di cinque anni. È un buon avvio. Speriamo che i nostri governanti seguano l’esempio.
17 novembre 2004