103 La moto
Luciano S., saputo che l’Amministrazione Militare stava svendendo delle motociclette già impiegate nella guerra (1940 - 45), si fiondò ad un Centro vendite allestito ad Oristano. Ebbe la fortuna sfacciata di trovare un esemplare della moto dei suoi sogni: una BSA a telaio rigido, 500 cc., quasi nuova e funzionante. Affare fatto. Rientrò ad Atzara a cavallo del suo gioiello.
La BSA era una moto eccezionale per resistenza, affidabile in ogni situazione, dotata di sellino e manopole di sostegno per il secondo passeggero. Aveva però un punto debole: oltre all’alta rumorosità, il telaio rigido e le sospensioni in molloni non ammortizzati rendevano il mezzo non confortevole e di non facile manovrabilità. Da ciò la comune decifrazione della sigla: BSA = Bisogna Saperci Andare. Questo era l’orgoglio del motociclista: chi sapeva portare la BSA era un vero Centauro!
Dopo un’accurata revisione, Luciano decise di fare una puntatina a Cagliari, che non vedeva da anni. Lui era appena tornato dalla guerra (aveva combattuto nel fronte Greco-Albanese) e sapeva che la città era stata quasi totalmente distrutta dai bombardamenti: voleva rendersi conto di persona. Così per compagnia, si portò appresso il fratello minore, Antonio. E partirono da Atzara di buon mattino.
Passato il bivio di Sanluri e immessosi nella “Carlo Felice”, Luciano decise di fare una piccola sosta a Serrenti, per bere qualcosa. Per informare il fratello, volse un po’ il capo e gridò nel vento: “O Anto’ …”. Oh Dio! Antonio non c’era!
Antonio era schizzato via dal sellino in una curva a gomito tra Meana Sardo e Laconi, riportando solo qualche graffio. Luciano non s’era accorto di nulla.
12 agosto 2003