67 Felice
Appoggiati stancamente al vincastro (in campidanese: matzocca), i due pastori discorrevano del più e del meno, senza perdere d’occhio il gregge che pascolava tranquillo nel ripido versante del colle. La vista era incantevole: da lassù si dominava la fertile valle ricca di vigneti , campagne arate e frutteti. I due pastori distinguevano gli uomini intenti al lavoro nei campi, e conoscendo i possessori dei terreni, riconoscevano facilmente le singole persone. Così, sebbene fossero in linea d’aria a circa un chilometro di distanza, non sfuggì loro che Felice, a un certo punto, gettata la zappa in un canto, uscì dal vigneto avviandosi verso l’impervio sentiero che portava in cima al colle.
“Chissà dove diavolo dovrà andare!” - disse uno dei pastori.
“Boh! Con la testa che si ritrova…” - fece l’altro.
Dopo un po’ fu chiaro che Felice stava salendo faticosamente proprio verso di loro. Quando fu a portata di voce, essi lo salutarono; e mentre egli si avvicinava, gli chiesero:
“Come mai ti sei fatto questa bella arrampicata?”
E Felice, ansante, con un gran sorriso:
“Così… Siccome oggi… è il mio… compleanno, … se mi volete fare… gli auguri…”
6 ottobre 2001