36 Reincarnazione e resurrezione
Qualche breve considerazione su questi temi. Intanto, le due cose sono ben diverse. La reincarnazione, secondo gli orfici, e con essi anche Socrate, Platone etc., e secondo certe religioni del passato e del presente, consiste nella trasmigrazione dell’anima del defunto in un altro essere, animale o anche vegetale, in cicli più o meno lunghi, finché l’anima stessa non abbia acquisito lo stato di purezza o perfezione che le valga il premio dell’eterna beatitudine, cioè il ricongiungimento con la divinità da cui promana. L’essere ‘ospitante’ non viene ovviamente scelto dall’anima ‘ospitata’ (ché altrimenti tutte le anime dei morenti correrebbero ad accaparrarsi il nascituro delle regine o delle mogli dei miliardari), ma viene assegnato ad insindacabile volere della suprema divinità, e può trattarsi anche di animali inferiori e, secondo alcuni, anche di vegetali.
La risurrezione, secondo la religione cristiana, è invece il ritorno alla vita di tutti i credenti, ciascuno col proprio corpo e con la propria anima, dopo la fine di questo mondo, in un altro mondo o, meglio, in un’altra situazione che la nostra mente non può ora concepire, dove non esisterà più il dolore, il pianto, la morte, ma solo l’eterna beatitudine con Dio.
È evidente che fra le genti che credono nella reincarnazione, non vi sia mai stato, né vi sia alcuno che abbia avuto o che abbia reminiscenza delle trascorse esistenze; altrimenti anche noi potremmo sentire, per esempio, un indiano raccontare:“Mi ricordo che, quando ero maiale,…”, oppure: “…quand’ero anguilla…”, oppure: “…quand’ero un eucaliptus…”
Per il cristiano non ci sono dubbi: la risurrezione non è un postulato sul quale si possano cimentare i filosofi con le loro elucubrazioni; la risurrezione è verità assoluta, indiscutibile, perché ci è stata rivelata nelle Sacre Scritture e annunciata personalmente da Gesù Cristo, che è la Verità per antonomasia. Ed io penso che, proprio in virtù della parola di Gesù Cristo, che è “parola di vita eterna”, i risuscitati avranno piena consapevolezza della trascorsa vita terrena.
Mi resta da approfondire una cosa. Molti (ed io fra questi) si chiedono: “Come risorgeremo?” Io non so come affrontino e discutano l’argomento gli esegeti. Il mio pensiero in merito è abbastanza semplice e forse potrà sembrare, a prima vista, anche irriverente. Dunque, secondo me, oltre che con il corpo glorificato, risorgeremo nudi! (C’è poco da ridere: farebbe ridere l’alternativa!) Innanzitutto, bisogna considerare che la risurrezione dei corpi riguarderà la totalità dei salvati, da Adamo (vedi Cap. 25) fino all’ultimo uomo con cui si completerà l’estinzione del genere Homo Sapiens. Se si dovesse risorgere vestiti, come saremmo vestiti? Di pelli d’animale, come i primi uomini, o ciascuno con le vesti indossate al momento della morte? A parte il fatto che in quello che possiamo chiamare “Super Mondo” (ma non quello del prof. Zichichi), non dovrebbero sussistere situazioni climatiche analoghe a quelle che, in questa Terra, hanno costretto l’uomo a vestirsi, non vi sembra che ne risulterebbe una situazione imbarazzante e ridicola, essendo frammisti esseri avvolti in pelli di montone o di scimmia, con altri ammantati di preziosissimi paludamenti, come i faraoni, o di elaboratissimi vestimenti creati dai maghi dell’eleganza, o di tute spaziali super-accessoriate? Il dogma della risurrezione degli indumenti non è stato ancora pronunciato!
A parte gli scherzi, sono indotto a questo mio convincimento anche da altre considerazioni. L’uomo primordiale si è dovuto coprire per sopravvivere al freddo, specie alle glaciazioni. Ma è anche da notare che, a un certo punto, questa necessità vitale è sfociata, o meglio, evoluta anche in una forma di abbellimento esteriore del corpo, a fini soprattutto di richiamo sessuale; come accade in moltissime specie animali che, nel periodo degli amori, vengono dalla natura munite di variopinti piumaggi, o pelami, o secrezioni odorose, o vistose appendici come corna ramificate, ecc. Cari miei, nell’aldilà (mi dispiace soprattutto per gli islamici, ammesso che qualcuno di essi si salvi) non esiste sessualità; e questo l’abbiamo appreso dallo stesso Gesù. Al riguardo rammento l’episodio narrato nel Vangelo di Matteo (22 / 23 e ss.). I Sadducei, che negavano la risurrezione, richiamandosi alla legge di Mosè secondo cui se uno moriva senza lasciar prole, suo fratello doveva sposare la vedova per suscitare figli dello stesso sangue del defunto, espongono a Gesù il caso avvenuto fra loro, di una donna che sposò in successione ben sette fratelli in osservanza della legge di Mosè. E, forse per metterlo in difficoltà, posero al Signore il quesito: “Nella risurrezione, di quale dei sette fratelli, poiché tutti l’ebbero, la donna sarà moglie?”
Gesù rispose: “Voi v’ingannate, poiché non capite né le Scritture, né la potenza di Dio. Infatti alla resurrezione, né si ammoglieranno né si mariteranno, ma saranno come angeli di Dio in cielo”.
Concludendo: altro che sesso, altro che vestiti! Saremo come gli angeli, ammantati di luce. E chiudo citando un brano di Giobbe (19 / 25-27) ed un versetto di S. Paolo (Filipp. 3 - 21):
…Io so infatti che il mio redentore vive,
e nell’ultimo giorno io sorgerò dalla terra,
e che nuovamente mi circonderò della mia pelle,
e nella mia carne vedrò il mio Dio.
Quel Dio che vedrò io stesso,
e contempleranno i miei occhi e non quelli di un altro!
…Il quale (Gesù Cristo) trasformerà il corpo della miseria nostra sì, che sia conforme al corpo della sua gloria, ciò in virtù del suo potere e del suo assoggettare a sé ogni cosa.
26 giugno 2000