109 Cadere nel buio
È tutta la sera che mi frulla in testa un pensiero… Io non le ho volute evocare, e non ci pensavo minimamente; ma all’improvviso, ecco stagliarsi nella mente, come su un’immensa lavagna, queste parole: “ne absorbeat eas Tartarus, ne cadant in obscurum!” Al principio mi sono chiesto soltanto: chi l’ha detto? Dove l’ho letto? Boh! Poi mi son ricordato. Quante volte, da ragazzo, ho recitato o cantato questo versetto nelle messe funebri! Ma finita la cerimonia, non è che la commozione indotta dal severo rito e dal canto gregoriano durasse più di tanto… I ragazzi, si sa, non si lasciano nemmeno sfiorare dal pensiero della morte, ed è bene che sia così.
Oggi, invece, queste (all’apparenza) semplici parole, saltate fuori all’improvviso, non cercate né richiamate, dai recessi della memoria, mi costringono a qualche riflessione, che cercherò di sintetizzare.
Intanto, traduciamo: ne absorbeat eas Tartarus, ne cadant in obscurum = …affinché non le inghiottisca l’inferno e non cadano nel buio. La frase principale, che regge queste finali, è un’invocazione agli angeli e ai santi, perché intercedano presso il Signore affinché sia benigno con le anime dei defunti, perché non vengano attratte dagli Inferi e non cadano bel buio. Ma cos’è questo “cadere nel buio”? Cadere nel buio è la condanna, la morte dell’anima: il non poter accedere alla salvezza, ossia alla Luce Santa, promessa direttamente da Dio ad Abramo e alla sua discendenza nei secoli, ossia all’umanità credente. Ma poiché l’anima è eterna, in quanto emanazione dell’Eterno, il precipitare nella caligine non si arresterà mai: è un precipitare eterno, irrefrenabile, inarrestabile. Ecco perché le Scritture parlano di morte eterna.
Però, a mio modo di vedere, la vera condanna non è neppure questo eterno precipitare nel buio; la vera, terribile condanna è la piena consapevolezza che l’anima condannata ha dell’eterna ripulsa. Essa tenderà in eterno a ricongiungersi alla Luce, ed in eterno si sentirà respinta nel vuoto caliginoso! Secondo me, è questo, l’inferno! E non è immaginabile una situazione più terrificante di questa.
19 marzo 2004 (festa di S. Giuseppe, mio preziosissimo protettore).