39 Salvezza
Seguendo il filo dei pensieri che hanno avuto spunto dalla morte di Berta, mi trovo alquanto sconcertato e addirittura spaventato dalle conclusioni cui il ragionamento mi potrebbe condurre. Ora mi rendo conto delle mie profonde lacune culturali, specie in campo filosofico e teologico. Chissà quanti studiosi di queste discipline avranno speculato e sviscerato l’argomento (destino ultimo dell’anima delle bestie). Forse oggi la questione non è nemmeno più dibattuta, essendo gli studiosi giunti ormai a conclusioni definitive, accettate dalla maggioranza. Non lo so, ed ora non ho più il tempo per dedicarmi a ricerche sulla materia. Quindi continuerò a buttare giù questi miei poveri pensieri, ben sapendo che con tutta probabilità finirò per dire fesserie.
Dunque, perché sono spaventato e sconcertato? Il pensiero che mi assilla e che forse non riuscirò nemmeno a esporre con sufficiente chiarezza, è questo: posto che l’anima delle bestie, come l’anima dell’uomo, non ha origine dalla materia, bensì è creazione diretta e individuale di Dio, una volta creata non potrà avere più fine: sarà eterna come il Creatore. Se dovesse cessare di esistere, sarebbe come se Iddio cancellasse, annullasse ciò che da se stesso è promanato; ma questo è impensabile perché il Creatore è infinito ed eterno in ogni sua attribuzione, e non è concepibile che l’infinito possa subire alcuna sottrazione o diminuzione. È come se si volesse levare, ad esempio, un anno, un secolo o un millennio all’eternità: non avrebbe senso.
La conclusione sconvolgente di questo concetto dovrebbe essere che, mentre per l’uomo la salvezza è condizionata innanzitutto dalla fede, e poi dal proprio comportamento morale nella vita terrena, le bestie tutte sarebbero ‘salve’ automaticamente, senza condizioni.
Nell’intimo, qualcosa mi dice che non può essere così. Ci deve essere una differenza sostanziale, nel concetto di salvezza, se ci riferiamo all’uomo o alle bestie. Anzi, non avendo le bestie necessità di ‘giustificazione’, nei loro riguardi non si deve nemmeno parlare di salvezza. Le anime delle bestie, quindi, alla morte corporale dell’individuo, si ritroveranno in uno stato che, a mio modo di vedere, posso soltanto definire ‘stato di quiete’, perché non soggetto alle leggi fisiche di spazio, di tempo, ecc. Oltre non posso spingermi, anche se sarebbe interessante poter approfondire l’argomento. Ma una cosa mi preme aggiungere: non si può assolutamente sostenere che le bestie siano prive di anima spirituale (cioè non generata dalla materia), perché se questa teoria potesse essere sostenuta o, peggio, dimostrata, è ovvio che sarebbe da ridiscutere e verificare l’assioma della Fede: “Dio crea l’anima di ogni uomo”.
La ‘salvezza’ (ma quella totale, di anima e di corpo) quindi è solo per l’uomo ed è l’estremo dono di Dio che, nella persona del Figlio, si è rivestito della stessa carne umana e, sacrificandosi, ha espiato per tutta l’umanità. E proprio perché è stata glorificata da Dio, anche la carne dell’uomo, oltre all’anima, è chiamata alla salvezza, nella risurrezione dei corpi.
16 luglio 2000