1 Cosmogonia
Le più recenti teorie cosmogoniche, elaborate anche con l’ausilio della moderna tecnologia di osservazione e di calcolo, partono o, andando a ritroso nel tempo, arrivano QUASI al “momento in cui” ha avuto inizio la formazione evolutiva dell’universo.
Oggi la scienza ha spiegato quasi tutto. Andando a ritroso, gli astrofisici possono ipotizzare e addirittura dare una dimensione (“come un’arancia”) al concentrato di materia originaria esistente da appena qualche milionesimo di secondo dal fatidico “big bang”, e dal quale concentrato tutto l’universo ha avuto inizio. Più indietro la scienza umana non va, non vuole andare, non può andare.
Eppure, una domanda fondamentale che l’uomo si pone è: “Che cosa esisteva prima di quel ‘momento’, prima del big bang?” Si può rispondere:
- “Non esisteva nulla.”
- “Esisteva tutto”, cioè proprio tutta la materia del cosmo, collassata in un unico punto di densità inimmaginabile, dopo una lunghissima fase di espansione e di evoluzione delle galassie e di tutti gli oggetti cosmici.
Notiamo subito che questa seconda risposta soddisferebbe la teoria dell’evoluzione, dopo il big bang, cosiddetta “a fisarmonica”, cioè con fuga delle galassie in ogni direzione, ma a un certo punto, con ricaduta delle medesime (e di tutti gli oggetti cosmici) verso un unico centro, per ricominciare daccapo la serie infinita di esplosione, dilatazione e ricaduta.
Ma il ciclo come ebbe origine? Cioè, come fu possibile il primo big bang?
L’agnosticismo della scienza circa l’origine-prima del tutto, in assenza di presupposti di causa-effetto empiricamente controllabili, può lasciare il passo a concezioni cosmogoniche assolutamente risibili, come quella che tutto attribuisce al caso in un caos primordiale. Ma anche il caos implica già l’esistenza di elementi che interagiscono in maniera, appunto, caotica, non controllabile, per dar luogo all’evento. E questi elementi, in definitiva, quali sono? Donde provengono? Sono sempre esistiti? Di che natura sono? Cioè, sono elementi materiali o pura energia? Ma qualunque forma di energia conosciuta o concepibile dall’uomo presuppone un’origine materiale. E quindi, si può mai ipotizzare la “materia eterna - creatrice”? La materia che, evolvendosi e organizzandosi, a un certo punto dia origine a tutti i corpi celesti nonché a tutti gli esseri viventi e tra questi anche all’essere intelligente, pensante e raziocinante, e cioè all’uomo? È mai ipotizzabile, quindi, che anche il pensiero, le emozioni, le intuizioni,le creazioni dell’Arte come la musica, la poesia, eccetera e la stessa intuizione del divino, che caratterizzano la supremazia dell’uomo sugli altri esseri, altro non siano che il prodotto ultimo (finora) dell’evoluzione del primigenio “evento casuale”? Se così fosse, forse avremmo trovato anche una giustificazione al mito di Deucalione e Pirra. Ma così non è: il raziocinio, il pensiero, la coscienza morale, i sentimenti (in una parola, ciò che chiamiamo anima ) non possono essere il risultato di un cocktail di carbonio, azoto, idrogeno, ossigeno ed elementi vari. Se così fosse, la scienza sarebbe già stata capace di captare in qualche modo il principio vitale, decifrarne la formula e riprodurlo in laboratorio.
Frutto dell’agnosticismo può considerarsi anche l’esasperato evoluzionismo di certi scienziati e filosofi, a volte più darvinisti di Darwin, secondo i quali anche il pensiero umano altro non è che una “secrezione del cervello”! Mi vien fatto di pensare, quindi, che tutto il ragionare, studiare, calcolare (per esempio di Einstein o di chiunque altro) si sarebbe potuto o si potrebbe raccogliere in una fialetta (etichetta: spremuta di meningi).
(Piccola digressione).- Strana gente davvero questi filosofi del materialismo e del positivismo. Avranno pure avuto mogli, o amanti, figli o nipotini, o amici… Mi chiedo: avranno mai guardato in fondo ai loro occhi? Se io guardo negli occhi di Benedetta quando (faccio un esempio banale) si becca il settebello giocando a scopa, e la sua gioia così limpida mi commuove, come posso pensare che il suo stato d’animo (e il mio) siano riconducibili ad una “secrezione cerebrale”? Se così fosse, date tempo (e molto denaro) al prof. Gianluigi Gessa, quello dei topi ubriaconi, ed ai suoi epigoni e vedrete se non vi costruiranno un super-topo, capace di straordinarie creazioni pittoriche, musicali, poetiche, ecc. ecc…. (Fine digressione).
Proviamo allora a esaminare la prima risposta al quesito: “Che cosa esisteva prima del big bang?” e cioè: “Non esisteva nulla”.
Non è facile dare questa risposta, perché, pensandoci sopra, si resta sgomenti. Intanto, l’idea del nulla ci fa pensare subito al vuoto, come se il nulla fosse, cioè, un “contenitore”, uno spazio che può essere riempito. No! Il nulla assoluto non è spazio vuoto: lo spazio esiste solo in funzione del tempo, che a sua volta esiste solo in funzione della successione degli accadimenti determinati dalle forze fisiche insite nella materia.
Si è indotti anche a pensare al nulla come a una caligine, a un buio impenetrabile. No! Il nulla non è il buio. Il buio è l’assenza di luce, l’assenza cioè delle onde elettromagnetiche di quella determinata lunghezza, che noi percepiamo sottoforma di luce: se io faccio il buio totale nella mia camera arredata, non posso dire che la camera è vuota.
Il nulla assoluto, quindi, non è il vuoto, non è lo spazio, né il tempo, non è il buio, né la luce, non è materia, né energia di alcuna specie.
Però, in un preciso momento, circa quindici miliardi di anni fa, il nulla viene improvvisamente… annullato da una deflagrazione, la cui potenza non è assolutamente immaginabile dalla mente umana ed i cui effetti sono tuttora in continua evoluzione. Tutto ciò che esiste, compresi noi stessi, ha avuto origine da quella deflagrazione.
Ma, com’è intuitivo, il nulla è nulla e non può generare alcunché. Quindi è parimenti intuitivo che esista una Entità senza tempo, senza confini, quindi senza limitazioni, senza materia, quindi un Puro Spirito eterno, infinito, di potenza infinita, che per un moto della sua volontà, in quel preciso momento, ha dato inizio all’Universo; ha - per così dire - acceso la vita.
Secondo me (ma sono in buona compagnia), la verità unica, incontrovertibile è proprio questa dell’Ente eterno, infinito, onnipotente, creatore di tutto: Dio. Egli ha pilotato l’evolversi della materia in questo meraviglioso pianeta, fino a trarne l’essere predestinato al primato sugli altri esseri: l’uomo. Egli, fin dai primordi a questo essere ha instillato la scintilla vitale che in breve tempo (breve rispetto ai tempi evolutivi) doveva renderlo, a differenza degli altri animali, essere intelligente, raziocinante, capace di sentimenti, arbitro delle proprie scelte, conscio del bene e del male, ma libero di preferire il bene o il male; capace di intuire l’esistenza del suo Creatore, ma anche libero di negarlo; capace di amare, ma anche di odiare; capace di eroiche abnegazioni, ma anche dei più esecrabili egoismi.
Questo discorso mi porterebbe inevitabilmente ad impelagarmi nell’infinito mare della filosofia, tuttora scandagliato in lungo e in largo dai suoi cultori che, da migliaia di anni, si affannano alla ricerca della verità; e mi porterebbe altresì ad immergermi nelle profondità non del tutto esplorate della teologia. Ma, ahimè, non sono né filosofo, né apologeta!
Restando nel tema propostomi (la cosmogonia), dal quale peraltro non può restare avulso il meraviglioso comparire dell’uomo nel creato, oserei prendere posizione contro coloro che, pur in buona fede, affermano decisamente l’unicità cosmica dell’uomo terrestre. Secondo costoro, neppure Dio (absit iniuria verbo) rifarebbe “l’inarrivabile, misterioso prodigio” (S. Zavoli) di questo essere costituito da corpo, anima, ragione, sentimenti. Per me, questo è un parlare blasfemo: è come porre dei limiti all’Infinito, all’Onnipotente.
Fino a non molti anni fa, l’esistenza di altri pianeti, in altri sistemi solari, aventi caratteristiche analoghe alla Terra e quindi in condizioni di ospitare esseri viventi, era soltanto un’intuizione di pochi studiosi. Oggi abbiamo le prove certe, matematiche, dell’esistenza di moltissimi sistemi, nella nostra Galassia, di soli intorno ai quali gravitano pianeti. Addirittura, recentissime immagini trasmesseci dal telescopio orbitante Hubble evidenziano ammassi di materia che altro non sono che pianeti in formazione. Se poi si pensa all’incalcolabile numero delle galassie e degli ammassi stellari , ognuno con centinaia di miliardi di stelle, tutte in continua evoluzione; se si pensa che dai materiali residui delle stelle collassate ed esplose e dei sistemi,diciamo così, morti si riformeranno nuove stelle e nuovi sistemi, si può affermare che la Creazione è sempre in atto, inesauribilmente.
D’altronde, che senso avrebbe un Universo sconfinato di galassie senza esseri viventi-intelligenti come l’uomo terrestre? Poiché anche in base a calcoli di probabilità, è ammessa l’esistenza di miliardi di corpi celesti analoghi alla Terra, è intuitivo che la potenza creatrice di Dio non si sia fermata, quasi fosse un esperimento, al solo “Homo sapiens-sapiens” come al solo genere di esseri viventi, in tutto l’Universo, capaci di concepire l’esistenza del Creatore e di rendergli grazie per il dono della vita e dell’intelligenza. Questo concetto sarebbe, come accennato più avanti, limitativo non solo della potenza, ma anche dell’amore di Dio, che solo per amore ha tratto l’uomo dalla materia. Se il Creatore ha voluto la diffusione nel Cosmo di miliardi di corpi celesti “predisposti per l’accoglienza della vita”, perché li dovrebbe lasciare “senza la vita”?
Facciamo inoltre questa considerazione. Non sappiamo fra quanti anni, secoli o millenni, ma sappiamo che il genere umano si estinguerà; e ciò, parlando in termini di tempi cosmici, avverrà anche molto presto. Ammettiamo per un momento che davvero l’uomo terrestre sia un “unicum” nell’Universo. Tutta la sua esistenza, dai primordi fino alla totale estinzione non sarà durata che qualche milione di anni (ma già questa mi sembra un’ipotesi molto ottimistica). Qualche milione di anni sono una brevissima parentesi nel computo dei tempi cosmici. Quindi, che senso possiamo dare ad un Universo così sconfinato, di durata così lunga che l’uomo non può nemmeno approssimativamente valutare, senza che in esso (oltre alla parentesi “uomo”) non vi sia alcun essere pensante?
Dunque, non urta la ragione pensare che i miliardi di mondi abitabili siano stati, siano o saranno abitati anche da esseri intelligenti. È follia invece affermare il contrario; è come se una colonia di batteri in un brodo di coltura dicesse: “Esistiamo solo noi.”
Anche se non verremo mai in contatto con loro date le enormi, impercorribili distanze, i nostri fratelli nel Cosmo ci sono, ci sono stati e ci saranno, numerosi come i granelli di sabbia nei lidi, forse molto più intelligenti, incomparabilmente più avanti dell’uomo terrestre nella conoscenza, e forse non “di dura cervice” come purtroppo, a volte, siamo noi.
Per la parola del Signore furono stabiliti i cieli e col soffio della Sua bocca tutta la loro schiera.
…Perché Egli disse, e fu fatto; comandò, e fu creata ogni cosa.
(Sal. 32).
…Egli conta il numero delle stelle e le chiama ciascuna per nome.
(Sal. 146).
Giugno 1999
Sono passati esattamente sei anni. Oggi, 20 giugno 2005, ho potuto constatare che le mie congetture del giugno 1999 circa l’esistenza di altri mondi abitati, nella nostra Galassia, non erano semplici fantasticherie o, peggio, castronerie. Ho letto infatti, in un giornale, che qualche mese fa un gruppo di ricercatori inglesi della Open University, all’annuale convegno della Royal Astronomical Society, ha annunciato l’esistenza, “oltre ogni ragionevole dubbio”, della vita in almeno la metà dei 134 sistemi planetari oggi conosciuti. Questa teoria è stata elaborata con sistemi informatici di avanguardia. Bisognerà peraltro aspettare una diecina d’anni per avere la prova provata, quando potranno essere messi in orbita i nuovi telescopi supertecnologici. Gli scienziati inglesi sono ottimisti, se già oggi calcolano che almeno il 10 per cento dei circa 200 miliardi di stelle della nostra Galassia potrebbero avere sistemi planetari orbitanti, metà dei quali potrebbero ospitare forme di vita. Dunque, il numero di tali mondi (10 miliardi) è impressionante, e si tratta solo della nostra Galassia!
Infine, gli stessi scienziati ci avvertono che sarà praticamente impossibile metterci in contatto con eventuali altri esseri intelligenti, viste le abissali distanze che ci separano. Proprio come la penso io.
20 giugno 2005.