82  Il naufrago

Pensieri

Quella sera eravamo in Piazza Yenne, bighellonando e chiacchierando del più e del meno in attesa dell’ora di cena. Nella compagnia, il signor D… passava inosservato, né partecipava alla conversazione: si limitava ad ascoltare, lasciandosi uscir di bocca, di tanto in tanto, qualche parola di circostanza, giusto per non far fare una brutta figura all’amico Bruno che ce l’aveva presentato.

Io, sapendo chi era, l’osservavo e capivo fino in fondo il suo distacco da discorsi decisamente insulsi. Provavo per lui una gran pena. Sembrava un naufrago approdato in una terra sconosciuta, fra gente di linguaggio e di costumi diversi dai suoi.

Intanto si era fermato con noi, ma solo un momento, un tale di Fonni, e Bruno presentò anche a lui il “naufrago”, dicendogli: “Tu ricorderai certamente questo signore…” Il fonnese squadrò il signor D… da capo a piedi e, nel suo dialetto, disse soltanto due parole: “Hardiande, so’” (Sto guardando). Il che voleva dire: “Si, vedo che questo signore, vestito in giacca e pantaloni come tutti gli altri, è il frate cappuccino D… del Convento di Fonni; ma siccome non conosco il motivo del travestimento, non oso fare commenti.”

Finalmente, verso le nove, si andò a cena. Pino, il padrone della trattoria, ci aveva riservato un tavolo grande, al quale sedeva già una ragazza, molto bella di viso e di fattezze, leggermente truccata e molto elegante. In seguito venni a sapere che era stata preventivamente invitata da Bruno perché facesse conoscenza col signor D…

Dopo i convenevoli, cenammo allegramente. Il sig. D… era seduto di fronte alla ragazza, con la quale sembrò subito a suo agio. Anche la ragazza dava l’impressione di trovarsi bene con lui, e discorrevano per conto loro. Il resto della tavolata, me compreso, si era accalorato in una animata discussione sui recenti scontri fra dimostranti e la Celere del ministro Scelba (avvenuti proprio in Piazza Yenne), e sulle prossime elezioni politiche. La discussione finì per coinvolgere anche gli avventori di altri tavoli. Fu proprio questa circostanza che determinò l’imprevisto evolversi del fatto che sto narrando.

Voltando un po’ la sedia, un tale del tavolo vicino al nostro si trovò quasi a fianco della ragazza che discorreva col signor D… Era un uomo sulla cinquantina, alto e tarchiato, ben vestito; forse un ricco commerciante. Aveva un’aria sprezzante, autoritaria; insomma, uno di quelli che non ammettono ostacoli sulla loro strada. Catturò subito l’attenzione della ragazza, e lasciando da parte la politica, senza tanti preamboli, le fece delle avances niente affatto velate, prospettandole un prosieguo della serata, a dir poco, esaltante.

Il signor D…, garbatamente ma fermamente, gli disse:
“Guardi che la ragazza è con me.”
“La ragazza - rispose quello - se non erro è maggiorenne e sarà lei a decidere con chi andare. Scommettiamo che verrà con me?” E così dicendo, teatralmente cavò di tasca il portafoglio gonfio di banconote, ne trasse una da diecimila lire e la spiegò sulla tovaglia davanti alla ragazza. A quel tempo, diecimila lire erano quasi mezzo stipendio mensile di uno statale, e banconote di quel taglio non se ne vedevano molte in giro. Il signor D…, con un certo disappunto, notò un lampo di avidità negli occhi della ragazza, e capì che lei gli stava sfuggendo di mano…

“Come mi giudica?”
“A proposito della ragazza?”
“No, no! A proposito del fatto che sono un frate sfratato”.
“Bèh, avrà avuto le sue buone ragioni.”
“In questo campo - disse - non esistono buone ragioni. O si ritiene di aver sbagliato prima, pensando di non essere stati realmente chiamati, o si è sbagliato dopo, tradendo quella che invece era una vera chiamata. Ma anche nel primo caso, la soluzione non è quella della fuga: nisi vocatus, fac ut voceris. Lei capisce il latino?”
“Si, ho fatto il classico”.
“L’Ordine - riprese - trasmessomi con l’imposizione delle mani dal Vescovo e con l’unzione del Crisma, determina l’acquisizione delle stesse prerogative che Gesù trasmise personalmente agli apostoli, e da questi ai discepoli; prerogative irrevocabili in eterno: tu es sacerdos in aeternum, secundum ordinem Melchisedec. Questo è il macigno che mi opprime il cuore e che sconvolgerà la mia vita fino alla morte, ed oltre la morte!”

Provai ad obiettare:
“In questi casi, ho sentito dire che l’Autorità ecclesiastica può decretare la riduzione allo stato laicale…”
“La mia è stata un’Ordinazione da me postulata, non coatta, e quindi non potrà mai essere invalidata da nessuno, in eterno, tanto per quanto riguarda le sacre attribuzioni, quanto per il voto di castità…” Si interruppe, notando in me qualcosa, come se mi avesse colpito l’orecchio una nota stonata. Un triste sorriso gli addolcì un momento il viso incupito, e proseguì: “Ah, già… la ragazza!… No, non cerco giustificazioni, ma ormai sono nella china: frenarsi è pressoché impossibile.”

Eravamo giunti alla piazza e dovevamo prendere direzioni diverse. Salutandolo, gli dissi tutta la mia comprensione e solidarietà e che l’avrei rivisto con piacere. Aggiunsi che ero a dir poco indignato per il comportamento della ragazza.
“Ma no! - disse - La ragazza, dopotutto, è stata coerente con se stessa: è una meretrice, no? Meretrice deriva dal latino merére = guadagnare, farsi pagare. Con me, non avrebbe guadagnato nulla.”

9 maggio 2002