43 Congetture
L’argomento di cui vorrei parlare (peraltro già brevemente trattato in altri miei ‘pensieri’) è di quelli che han messo a dura prova numerosi filosofi, esegeti e teologi di tutti i tempi, e cioè la “Risurrezione della carne”. Povero me: quid sum, miser, nunc dicturus? Secondo la nostra religione, questo fatto portentoso e misterioso riguarda soltanto i credenti e cioè quelli che hanno accolto la parola di Cristo sottoponendosi al battesimo e praticando la fede; e non ci devono essere dubbi, né discussioni: tutti i non credenti in Cristo non conosceranno la risurrezione (vedi nota). Ma tutto l’argomentare che se ne è fatto non è valso a dare una descrizione seppur vaga del ‘come’ il portento avverrà. Sono tutte “congetture”, ché altro l’uomo non può fare nella sua finitezza. Anche la Scrittura (Vecchio e Nuovo Testamento) in numerosi passi tratta dell’argomento; ma le modalità e i tempi del risorgere restano chiusi nel pensiero di Dio. Leggiamo, per esempio, in Ezechiele (37/4):
“…Aride ossa, udite la parola del Signore! Così, dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco che io infonderò in voi lo spirito, e rivivrete. E farò risalire su di voi i nervi e ricrescere le carni e distendersi sopra di voi la pelle, e vi darò lo spirito e rivivrete e conoscerete che io sono il Signore.”
Ed in Daniele (12/8, ss):
“Io udii ma non compresi. E dissi:”Signore, che sarà dopo queste cose?” Mi disse: “Vai pure, Daniele, perché restano chiuse e suggellate le parole fino al tempo determinato.”
Pertanto, non mi si accusi di presunzione se mi azzardo a balbettare qualcosa, se oso mettere in iscritto qualche pensiero sulla questione, così come mi è passato per la mente.
Alla base c’è sempre la materialità dell’uomo, dalla quale, finchè si è su questa terra, non si può prescindere. Ed è arduo, anzi impossibile immaginare in qual modo, alla fine dei tempi, le leggi fisiche e biologiche saranno stravolte e questo nostro corpo si ricomporrà in tutte le sue parti, rivivrà con la propria anima e non conoscerà più la decadenza, il dolore e la morte, per l’eternità. Se proviamo a pensare come e dove andrà a finire, dopo la morte, questo nostro corpo in un certo arco di tempo, restiamo sconcertati. Prendiamo i casi estremi, per esempio, dei corpi bruciati ridotti in fumo, vapori e cenere; oppure dei corpi dispersi in mare, mangiati, digeriti e in parte assimilati dai pesci che a loro volta saranno mangiati, digeriti e in parte assimilati da altri pesci o anche dall’uomo o da altri animali. Corpi i cui atomi in definitiva potranno ritrovarsi dispersi in tutte le latitudini e in tutte le longitudini, ma sempre nell’ambito del pianeta Terra. Come si ricomporranno, atomo per atomo? La mente umana non può trovare una risposta.
È da notare inoltre che identica dispersione toccherà anche a quei corpi che, vuoi per il rango, vuoi per la ricchezza delle famiglie, sono stati “conservati” in tombe di marmo o di granito od in sontuosi mausolei: col tempo, anche le più solide costruzioni dell’uomo, con quanto contengono, saranno polverizzate e disperse.
Quando camminiamo sulla sabbia dei lidi, o su qualsiasi terreno, anche se non lo pensiamo, unitamente a minerali, resti di vegetali e di animali, stiamo calpestando gli atomi di chissà quali nostri progenitori od antenati ormai ridotti in polvere. Negli stessi muri, negli stessi mattoni che formano le nostre case, nei pavimenti su cui camminiamo, anche se non ci pensiamo mai, sono inglobati miliardi di atomi di uomini vissuti in chissà quali epoche ed in chissà quali Continenti. Nella stessa aria che respiriamo possono trovarsi atomi di nostri predecessori. E tutti questi atomi, compresi quelli che compongono il nostro corpo, qualunque sia il destino di ciascun individuo, saranno sempre sulla Terra, nella Terra, indistruttibili fino alla fine del mondo.
Secondo me, è proprio a questo punto che avverrà la “risurrezione”. Penso, cioè, che la risurrezione dei corpi avverrà allorché tutto il genere umano sarà scomparso e prima che i relativi atomi si possano trovare coinvolti nella nascita (dal materiale residuo del Sistema Solare collassato) di una nuova stella e quindi nelle relative reazioni nucleari, che determinerebbero immancabilmente la loro trasformazione in elementi diversi. Giungo a questa conclusione pensando che la potenza di Dio si manifesta nel creare e conservare, e la sua infinita bontà si manifesta nell’aspettare di essere riconosciuto l’unico vero Dio dal maggior numero possibile degli uomini.
Basta con le congetture. Il Signore ha promesso ai suoi fedeli un’eternità di beatitudine? Così è e così sarà.
Mentre stavo per chiudere queste mie “congetture”, mi è capitato di leggere la risposta (abbastanza esauriente) del direttore editoriale del “Messaggero di S.Antonio” (fra L. Bertazzo) al quesito di una lettrice: “Come risorgeremo?”
Ho trovato conferma, nel pensiero di p. Bertazzo, a molte mie intuizioni; ma non concordo con quanto egli afferma nell’ultimo capoverso:
“Sebbene non possiamo immaginare la condizione del corpo glorificato, tuttavia dobbiamo ritenere che essa comporti ancora un legame con il mondo, anzi la perfezione definita (?) del rapporto con il mondo. L’uomo e il mondo si appartengono reciprocamente.”
Secondo me, il fatto che la risurrezione è “per l’eternità”, dovrebbe escludere a priori la possibilità di un qualunque legame col mondo, inteso come Terra, di cui sappiamo già da adesso quale sarà la fine, come ci insegnano gli astrofisici. Del resto, anche la Scrittura, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, ci parla della fine del mondo. Accettiamo quindi il mistero, fidando ciecamente nell’infinita bontà del nostro Creatore.
4 agosto 2000
Tuba mirum spargens sonum
Per sepulcra regionum
Coget omnes ante Thronum.
(Lit. Def. - Dies irae)
Nota. - La mia affermazione non si riferisce, ovviamente, a coloro che, senza loro colpa, ignorano Cristo e la sua Chiesa e pur tuttavia cercano sinceramente Dio e, nella vita, agiscono secondo coscienza. Anche questi saranno salvati. E secondo taluni esegeti, saranno tantissimi.